C'è che quando meno te lo aspetti leggi, forse anche di sfuggita, una sola frase che ti entra dentro come una lama capace di penetrare quella parte di te che con tanta cura nascondi a tutti e di cui, mai, parli. Improvvisamente la tua testa è piena di pensieri confusi, che si sovrappongono e che cercano una via d'uscita, che tu, però ti ostini a non dare. Cominci a chiederti soprattutto che fine ha fatto quella bambina che correva tra le sue braccia come se fosse la cosa più bella del mondo, che cercava i suoi baci come se fossero acqua capace di dissetare una sete che sembrava non avere mai fine, che si guardava intorno sentendosi forse abbandonata se solo le si allontanava per un minuto; ti chiedi cosa sia successo nella vita di quella bambina per portarla a diventare un'altra persona, del tutto immune adesso, ad un affetto come quello, che mai si potrebbe nè dovrebbe rifiutare, un amore di quelli che dovrebbero essere il pilastro di un'intera esistenza e a cui rivolgersi indubbiamente soprattutto nelle difficoltà, sapendo di trovare un rifugio, il più sicuro. Ti domandi cosa possano averle fatto quelle braccia per farsi rifiutare così oggi. Così costantemente e fortemente.
E la risposta c'è, ma costa tutta la vita per tirarla fuori.
C'è che quella bambina ad un tratto ha avuto bisogno di quelle braccia che però si sono chiuse su sè stesse e non l'hanno accolta. C'è che quella bambina ha distrutto il suo essere donna, ha calpestato la sua stessa dignità ha chiesto disperatamente aiuto e nessuno l'ha ascoltata. Era sommersa da ogni specie di bene, materiale, ma nessuno si è accorto che quello di cui aveva bisogno in quel momento era il volersi sentire amata, accettata, indispensabile per ritrovare quella fiducia in sè stessa che qualcun'altro le aveva tolto. Ma le sue urla nessuna era in grado di sentirle, nemmeno chi, avrebbe dovuto capire senza fermarsi ad ascoltare. E così, si è fatta a pezzi da sola e si è buttata via perchè nel suo cervello ha cominciato a girare una strana, maledetta convinzione. Ed ora...
Ora è troppo tardi, è tardi per rimdiare a tutti quei silenzi troppo lunghi, a quelle carezze mai date, a quelle parole mai dette, perchè quella bambina ora è cresciuta e si è rialzata da sola. E così spesso i momenti della sua giornata sono fatti di imbarazzi, di sguardi sfuggiti, di contatti evitati e di scontri cercati. Ma non riesce a liberarsi di quello che ancora le sanguina dentro e che, risvegliato, come in questo momento, le fa sentire un dolore lacerante al petto che non accenna a dimunire. E non può, perchè non ci riesce, voltarsi indietro e non vedersi piangere sola, nella sua camera, disperata a cercare una via d'uscita al suo sentirsi così estremamente povera d'amore.