Non credevo di potermi sentire ancora così. Avevo pregato Dio di non farmi più sentire quella sensazione di rifiuto che avevo provato in passato. Già...forse per quello d'allora in poi ero stata sempre io a lasciare, ad abbandonare e forse anche a tradire. Si, forse per quello, per sentirmi io più forte, per sentirmi al di sopra di ogni sentimento, per avere la certezza di poter prendere e lasciare a piacimento prima ancora di essere presa e lasciata a piacimento altrui. Eppure è un mese che mi sento ancora così. Ed è stato questo mese e mezzo di mia assenza di parole in cui mi sono sentita buttata, come se la mia vita avesse smesso di correre, come se tutto si fosse fermato in attesa di essere ripreso, in attesa di ricominciare a girare normalmente. Ma non è così, forse non lo sarà più, non lo so. Quello che so è che ancora una volta sono stata messa in stand by, non da te, ma dagli eventi che ci hanno inevitabilmente coinvolti e portato a pronunciare parole colme di rabbia che mai avremmo dovuto pronunciare. Sentirsi dire "ti butterò via" fa male, malissimo, è difficile da buttare giù, è difficile da raccontare a qualcuno, ancora di più lo è scriverlo alla mercè di chi forse non potrà capire nulla di quello che sto scrivendo di getto in questo momento. Sentirsi dire che nulla di noi due ti è rimasto è ancora più umiliante e penetrante di qualunque gesto di indifferenza avessi mai avuto nei miei confronti, sentire quella freddezza nella tua voce che ti rendeva ai miei occhi sconosciuto è stato come avere di fronte un pezzo di ghiaccio che avrei voluto trafiggere con un colpo di lama deciso e breve. Eppure mi sono difesa, ho difeso la mia essenza di donna coi denti, e ti ho detto parole che, se ti conosco almeno un pò, ti hanno ferito ancor più di quanto le tue abbiano fatto con me... ma non potevo fare altrimenti. Così come non poteva quella sera non finire con le mie lacrime solitarie in quel letto che sapeva ancora di noi due.
...e mi domando perchè, puntualmente, dobbiamo farci così male per poi, altrettanto puntualmente, riprenderci dimenticando ogni cosa.