



Ci siamo. Domani è il gran giorno, finalmente parto per questi 20 giorni che tanto ho sognato. Porterò con me il mio pc portatile, ma effettivamente non so quanto e quando potrò connettermi o scrivere. Mi perdonerete se per 20 giorni non riuscirò a farlo...
L'ho cercato con lo sguardo in mezzo ad una folla di ragazzi pazzesca e non lo trovavo. Nella mia mente mi ero fatta l'idea che oramai non ci fosse più (nelle sere precedenti ho scoperto però, casualmente, dove abita...). Nel mezzo della serata mi sono alzata dalla sedia per salutare una persona di passaggio (nonostante avessi finto tutta la sera di non vederla, ma quando l'ho vista avvicinarsi sorridendo non ho potuto fare altrimenti...). Mi sentivo osservata, ma non ci ho fatto più di tanto caso, ma nel risedermi lo sguardo è andato dritto due tavoli più in là...eccolo! Non avrei mai potuto vederlo perchè un pirla era seduto esattamente in modo da coprirlo alla mia visuale. E che cavolo!
Porca miseria! Più lo vedo, più mi piace, più lo guardo, più lo vedo bastardo, più lo vorrei. Nella sua maglia verde militare, in quel jeans simil trasandato, quei capelli corti e poi quello sguardo...che quando me lo sento addosso, Dio solo sa cosa sento sulla pelle. E' andato via prima di me, da solo. L'ho seguito in quella folla di ragazzi scalpitante che beveva fiumi d'alcool, che riempiva la piazza con sonore risate; lui camminava, tagliava la folla con quel passo da stronzo, pieno forse di sè. E deciso si è voltato e mi ha lanciato quell'ultimo sguardo prima di scomparire tra mille stupidi fighetti che nulla hanno a che fare con lui.

Sono stata scaramantica fino all'ultimo, ma dopo tre mesi di su e giù dalla questura per via del passaporto, nomi e luoghi precisi da dover fornire alla Farnesina, assicurazione sanitaria e mille altri cavilli, finalmente stamattina ho ritirato il codice del mio biglietto aereo, e dall'8 agosto mi aspettano 20 giorni tra Atlanta, New York e Washington.
Quasi non ci credo...


La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
- Paolo Borsellino -
E' la seconda notte consecutiva che lo sogno e la cosa mi spaventa un pò, perchè difficilmente ricordo i sogni, e quando lo faccio non c'è mai nessuno degli uomini che mi piacciono o mi sono piaciuti.
Ricordo solo che nella folla della piazzetta antistante il Vin Caffè, l'ho avvicinato e gli ho detto :"Tu! Vieni con me!", gli ho preso la mano e l'ho spinto a seguirmi; camminiamo a passo veloce in modo che nessuno possa seguirci, guardandomi le spalle. Ci inoltriamo nelle vie strettissime del centro storico e ci ritroviamo in una salita ripidissima, che ad un certo punto si trasforma in una scalinata. Ricordo di essermi messa di fronte a lui, sul gradino più alto per cercare di riparare al "sessantadue" (come graziosamente qualcuno mi ha definita); lui molto più alto di me si ferma su quello più in basso. Siamo uno di fronte all'altra, ci guardiamo, e capisco dal suo sguardo che sta per chiedermi "Perchè mi hai trascinato qui?", allora mi avvicino a lo bacio. Ho sentito distintamente la sua lingua che, poco a poco, si è intrufolata divinamente nella mia bocca, sentivo l'umido che mi percorreva le labbra e la sua bocca attaccata alla mia. Mentre mi baciava, ho aperto gli occhi e dopo pochi secondi lo ha fatto anche lui: il bacio continuava, ancora più bello perchè i miei occhi erano persi nei suoi. Di colpo ci siamo ritrovati di nuovo nella folla della piazzetta, a guardarci da lontano, raccontandoci con gli occhi quello che era appena accaduto, ma facendo finta di non conoscerci...
Meraviglioso. Ricordo che quel bacio è stato eccitante e meraviglioso...
Ma nella realtà... ieri sera al Vin Caffè è successo dell'altro.
L'ho visto arrivare percorrendo quella piccola salita che porta al locale e che apre la vista alla piazzetta antistante, ed il mio corpo ha sorriso.
Lo vedo con la testa china sul suo cellulare, era da solo. Finalmente. Senza nessuno che potesse distrarlo con altri discorsi, completamente in balia del mio sguardo, che finalmente non doveva stare attento agli sguardi di chi abitualmente gli sta intorno. Io ho tra le mani una "bomboniera" di Magnum, l'ho appena portata alla bocca quando il mio sguardo ha incrociato il suo. Si siede su un'aiuola, dove comincia a parlare al telefono. Ogni tanto gli sfugge uno sguardo verso di me. Mi guarda fissa quando smette di parlare al telefono. Forse non c'era rete, ma chiude e riapre quella conversazione più volte, fino a quando finalmente lo mette via. Lo vedo camminare lungo la piazzetta, si avvicina alla mia seduta, resta lì fermo a guardarsi intorno e di tanto in tanto mi sento guardata, e mi sento meravigliosamente bene. Poi si allontana, entra nel locale e da lontano lo osservo, fin quando lo vedo fermo sull'uscio; decido di attraversare la piazza e andarmi a prendere un succo, il mio solito succo alla pesca. Lui è ancora lì. Forse mi ha vista arrivare, si è leggermente spostato in dentro, su un lato della porta, dando le spalle allo spazio lasciato per chi deve entrare. Gli passo accanto, a pochissimi centimetri di distanza, accanto a me le sue spalle avvolte nella t-shirt nera che indossava; mi avvicino al banco ed ora sono io che gli dò le spalle, ma forse non tiene conto dello schermo delle telecamere a circuito chiuso che ho proprio di fronte a me, da cui osservo i suoi movimenti: appena passo di fianco a lui, si volta a guardarmi e rimane con lo sguardo fisso su di me fin quando si accorge che lo osservo dallo schermo. Esco dal locale e raggiungo il resto del gruppo dall'altro lato della piazza, pochi sguardi ancora, poi è lui ad attraversare la piazzetta ed ad andare via. Lo guardo allontanarsi ed avrei voluto dirgli "Ma dove diavolo vai? Resta qui che ho voglia di guardarti ancora".
Parlava al telefono, passava la sua mano su quei capelli cortissimi e nerissimi, sorrideva ed il suo viso si trasformava da quello di un bastardo in uno espressivo e mutabile. E' la sua gestualità che mi piace, accostata a quella del suo corpo è opposta, i suoi gesti sono lenti ma decisi, pochi ma giusti...
Non so quando potrò riandare ancora al Vin Caffè, forse giovedì, oppure la prossima settimana, ma ho una stramaledetta voglia di guardarlo...e non so come fare per potermi fare avvicinare. Non voglio essere io stavolta ad avvicinarlo, ma voglio essere avvicinata, voglio che arrivi al punto di non poterne più dei soli sguardi... ma lui, non io.

Foto di Louisa Liebenbaum.