


Un sms:
"Sono a corto di fiato qui. Stanco dei lustrini apparenti, ti aspetto per stringerti e ricominciare a respirare".
Non ho risposto a questo suo sms, avevo deciso di non uscire stasera, me ne stavo comodamente sdraiata sul mio divano, sgranocchiavo pop corn, proprio come in una serata invernale, come se l'inverno fosse arrivato. Cosa faccio? Ci vado? Beh, la risposta era scontata, e forse quella domanda era solo un palliativo per potermi dire che almeno ci ho riflettuto su. Mi preparo ed esco. Lascio la macchina ad un isolato dalla casa, volevo arrivarci a piedi, senza che lui potesse sentirmi parcheggiare e prepararsi così al mio arrivo. Ho fatto più di mezz'ora di ritardo dal solito orario in cui ci vediamo, tacitamente stabilito in ogni sms, ogni telefonata che non ne contenga uno diverso. Lo trovo che fumava in terrazza. Senza salutarlo, fingendomi un pò arrabbiata gli chiedo quali fossero questi lustrini, la sua risposta è :"tutti i sorrisetti di circostanza di quando gli sono accanto". Annuisco. Mi si avvicina immediatamente tentando di baciarmi, ma mi scosto dicendogli di non trattarmi più come una sua amante, perchè io sono LA sua amante, e mi guarda come se volesse delle spiegazioni, ma lo anticipo dicendogli che non c'era bisogno di aggiungere dell'altro. Mi accendo una sigaretta e prendo io a fumare, ma lui comincia a spogliarmi della camicetta nera che indossavo cominciando a baciarmi tra i seni, proprio lì dove le curve cominciano a riempirsi e poggiandomi con i gomiti sulla ringhiera apro il mio petto ancor di più alla sua bocca. Ho voglia di lui, una voglia matta di lui e così lo lascio fare, lascio che mi ecciti come sa fare benissimo, lascio che si ecciti accarezzando il mio corpo e aspettando che io e solo io gli faccia capire che può prenderselo. Ma capita qualcosa che non mi aspettavo. Un sussurro, leggero e forte, timido e deciso:"Ti amo, come non ho fatto mai". Non gli rispondo perchè lui lo sa, sono di poche parole in alcuni casi, ma sa perfettamente bene quanto anche io lo ami, quanto non riesca a fare a meno di lui, quanto sia importante per la mia testa la sua presenza.
E me lo sono preso. Per tre ore è stato mio, mio soltanto. E' stato in preda ai miei più nascosti desideri, l'ho sentito perdersi nelle mie parti più nascoste, l'ho sentito avvolgermi col suo corpo, l'ho sentito baciare, annusare, guardare, leccare, penetrare, gustare la mia mente attraverso il mio corpo vestito solo delle mie perle, per poi riversare su di me il suo io più segreto. Conosco ogni più piccolo centimetro della sua pelle, ogni più piccola imperfezione che ai miei occhi lo rende perfettamente perfetto.
E così lui è lì, ora, che le dorme accanto dopo avermi scritto "con te qui, accanto a me, ogni notte sarebbe diversa, perchè tu sei diversa. Ti amo, buonanotte".

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...e così mi ritrovo a domandarmi il perchè di quel fuoco che mi ha accecato gli occhi per quegli interminabili minuti. In un solo attimo ho sentito una sensazione dannatamente forte, che mi ha percorso tutto il corpo come una freccia, ha squarciato quella sicurezza di me che cerco di ostentare anche quando è palesemente falsa, ho sentito il cervello infiammarsi, assalita da una voglia di spaccare tutto, di urlare, di urlargli in faccia quello che stavo covando dentro, non riuscivo più a pensare, mi risultava impossibile ragionare lucidamente. Mi sentivo impadronita da una rabbia che mai prima di allora avevo provato per nessuno, e il perchè non me lo riesco a spiegare. E' stata una sensazione forte, che si è impadronita di me come mai avrei voluto, nè tanto meno per lui. No, per lui no, non doveva accadere, non poteva accadere.
E' accaduto tante, forse troppe volte che mi abbia parlato di sua moglie, di lui, del loro "noi", ma mai prima di oggi avevo reagito in questo modo. Quasi in preda ad una crisi isterica, l'ho spinto, l'ho allontanato piangendo, l'ho cacciato per poi andarmelo a riprendere nel momento immediatamente successivo. Sarà stato il periodo da cui sto uscendo che vuole scaricarsi così, sarà stato il fatto che i nostri incontri, per causa di forza maggiore, stanno diradandosi, sarà stata la mia voglia di lui, ma la mia scenata di gelosia di stasera, inaspettata prima per me e poi per lui, è finita in un lunghissimo abbraccio e in un ti amo di cui, forse, mai come oggi, avevo bisogno. Quella casa così fredda, così sola, improvvisamente è diventata nei miei pensieri il posto perfetto per fare l'amore, io e lui, soli.
Soli nella nostra incompatibilità assoluta dei caratteri così infinitamente diversi, soli nel nostro desiderio reciproco di appartenersi almeno per un paio d'ore senza dover fingere di non conoscersi, soli nel gestire questa storia così ingombrante eppure così indispensabile.
E improvvisamente il fare l'amore diventa necessario, vitale, senza parlare, senza guardare, senza pretendere. E così il suo corpo nel mio diventa complementare all'essere lì, la mia bocca diventa spaventosamente ingorda del suo sapore, i miei occhi della sua immagine, le mie mani del suo corpo. E sentirlo dominarmi, lasciandomi dominare, sentirlo volermi, facendomi desiderare. Non ho mai sentito le sue mani così sicure sul mio corpo, mai così il suo corpo completarsi nel mio, mai così il mio piacere finire nel suo. E non immaginavo quanto bello fosse, a volte, fare l'amore piangendo.

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Ho ricevuto un sms "Ho bisogno di te...ti prego." L'ho richiamato e mi ha chiesto di incontrarci in tutta fretta al solito posto. Era già lì, inconfondibile in quella macchina, non ne girano poi tante così... L'ho visto triste e gli ho subito chiesto cosa fosse successo. Ho temuto che la salute di sua moglie fosse peggiorata di colpo, per fortuna mi sbagliavo, ma il problema era lo stesso lei. Scenata a pranzo: mentre pranzavano gli ha detto a bruciapelo "allora? Chi è l'altra con cui scopi?"
Sono rimasta di ghiaccio, per qualche minuto non ho saputo cosa dire, cosa fare, mi sono sentita un milione di occhi addosso, come un flashback mi sono passate d'avanti agli occhi tutte le serate passate nella sua casa al mare, in macchina, tutti i momenti nostri. Come diavolo ha fatto a saperlo? Non me lo spiego, non può averci visti, nè lei nè qualcuno che conosce, perchè non siamo mai insieme, in pubblico ci ignoriamo, ci vediamo in posti lontani km da questo paese che raggiungiamo sempre separatamente. Eppure immaginavo che questo momento sarebbe arrivato, arriva sempre.
Ma il paradosso è che lui ora ha paura. Ha paura di essere lasciato. Da me. Crede che io possa allontanarmi da lui perchè ora lei lo controllerà a vista, crede che ora che questa clandestinità è stata scoperta "il gioco" non mi interessi più, ha paura che io possa lasciarlo. "Porca puttana!" gli ho detto, "ma è possibile che non pensi mai a lei, ma sempre a me? Io non posso darti quello che vuoi!" Da perfetto maschio, questa è la scusa giusta per farsi lasciare, è il momento giusto per poter mandare a monte tutto, senza aver avuto il coraggio di farlo lui, per primo. Siamo stati più di due ore a parlare, non le ha detto chi è l'altra, ma non ha nemmeno negato che ci sia, ha cercato di portare la situazione dalla sua parte, fingendosi arrabbiato per questa affermazione che lo ha ferito nell'orgoglio di marito, le ha detto. Si è finto arrabbiato perchè nonostante tutto lui è fedele e questo dubbio che gli ha esternato gli ha dimostrato la totale mancanza di fiducia...
Due versioni: una per me, una per lei.
Due vite: una con me, una con lei.
Mi ha ripetuto un milione di volte che è me che vuole e che non c'è migliore occasione per poter venire allo scoperto adesso. Ma non è questo che voglio. No!
Lo sapevi, porca miseria, sapevi bene sin dall'inizio che da me non avresti avuto altro, non ho mai esternato i miei sentimenti per te, ti ho sempre detto chiaramente che io e te potevamo esistere solo così, da clandestini, ed era questo che anche tu volevi, andava bene anche a te così. Non potrò mai darti il mio cuore, non voglio il tuo. Voglio solo il tuo corpo, le tue mani, i tuoi occhi, come diavolo posso fartelo capire?
Ero seduta su quella sedia di plastica bianca, ad un tratto tu ti sei alzato dalla tua e ti sei messo accovacciato sulle tue gambe di fronte a me, con le tue mani sulle mie gambe, ed hai continuato a parlarmi, a dirmi che la luce non potrà ucciderci: sono rimasta in silenzio.
Indossavo un vestitino nero, leggero. Ho aperto le gambe di fronte a te mentre mi parlavi, ho poggiato le mie caviglie sulle tue spalle e mi sono sfilata il perizoma nero che indossavo: così, con le gambe aperte di fronte al tuo naso ho cominciato a toccarmi e poi a masturbarmi. Non ci hai messo molto ad infilare la tua testa tra le mie cosce e a far perdere la tua lingua tra i miei umori. La sentivo solcarmi le labbra dall'alto in basso, mentre le tue mani, ferme sul mio inguine si aggrappavano al mio piacere e spingevano per allargare, per fare spazio, ancora più spazio. Non ti fermavi, sentivo il rumore del mio piacere sulla tua lingua, fin quando ti ho sentito alzarti e farmi bere il mio piacere stesso da un lungo bacio che mi ha dato. Sono bastati pochi movimenti della tua lingua a mandarmi in estasi, sai bene come muoverti, come muovere ogni parte del tuo corpo sul mio, è per questo che non riesco a rinunciare a te: ti prendi ogni libertà con me, perdi ogni pudore, ogni vergogna, quello che parla è il tuo istinto, a volte animale, un istinto che ti porta a voler godere senza riserve.
Ti ho sbottonato i pantaloni e ti ho lasciato scomparire nella mia bocca, completamente. Tu hai cominciato a muoverti e ti sentivo crescere sempre di più, sentivo il sapore del tuo corpo che mi invadeva il cervello, mentre la mia mano fremeva tra le mie gambe: mi sentivo potente in quel momento: stavo gestendo due orgasmi. Il tuo: sapevo quando fermarmi per non darti modo di doverti poi fermare. Il mio: fermare la mia mano per non smettere di godere, dovevo essere io a decidere come e quando far esplodere quel godimento. La mia bocca sembra fatta per accoglierti, e tu lo sai. Ti ho portato al limite e poi immobile d'un tratto il tuo sesso ha assorbito i miei sospiri orgasmici.
Ho sentito le tue mani che scivolavano lungo tutta la mia schiena, le tue carezze sulla mia nuca, che sai bene da sole basterebbero a mille miei orgasmi, le tue mani sui miei fianchi avide di avvicinare le mie spalle al tuo ventre e poi... poi un tuo sussurro nell'orecchio mentre sentivo il tuo petto attaccarsi alla mia schiena e la tua mano perdersi nella mia essenza:"Bois!"...
...Et j'ai bu ton plaisir...
Ho sentito scorrermelo nel corpo e l'ho assorbito come se fosse il tuo nettare, la cosa più preziosa che potessi regalarmi... sai perfettamente bene che per poterlo fare devi portarmi fin fin all'inferno...solo così lo faccio mio, completamente, goccia dopo goccia, e tu sei stato uno dei pochi capace a saperlo fare.
Ancora in preda ad un leggero affanno, gli ho detto che è questo che voglio da lui, solo questo. Prendere o lasciare. L'ho guardato negli occhi e gli ho detto, mi interessa il tuo corpo, il tuo sesso, il tuo modo spettacolare di saperlo fare, di farmi godere, mi interessa scoparti, niente di più. Mi interessa eccitarti per telefono quando sei in studio con i tuoi colleghi e discuti di questo e di quell'altro caso, delle strategie da adottare in tribunale, eccitarti con loro di fronte e poi sentire squillare il mio cellulare poco dopo, e dall'altra parte la tua voce che mi dice "Sei una stronza...questa era per te, ma la prossima volta me la pagherai e farai quello che vorrò io!" e poi vederci e per una volta diventare quasi il tuo giocattolo; mi interessa fare finta di non conoscerti quando un amico in comune ci presenta, mi interessa approfittare di ogni più piccolo allontanamento di tua moglie per poterci vedere nella tua casa al mare, mi interessa godere. Con te. Senza dover pensare a chi o cosa ci aspetta a casa, senza legami, senza carezze, senza sentimenti, senza falsi moralismi, senza pudori, senza vergogne, con desideri e voglie mai provate e da voler provare solo con te. Io con te ho un obiettivo, che ancora tu non conosci, ma che mi sono posta qualche mese fa, quando i tempi saranno maturi te ne parlerò, e non credo ci vorrà ancora del tempo.
Quest'obiettivo è il 3.

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Nella mia casella di posta qui su splinder, ho ricevuto molti messaggi fin'ora: di chi ha tentato maldestramente di rimorchiarmi, di chi voleva semplicemente salutarmi o comunicarmi le sensazioni che ha provato leggendo il mio blog, ma di offese mai, ancora mai... fino ad oggi.
Ho letto di qualcuno che dopo aver "divorato" il mio blog giorno per giorno e tutto d'un fiato, non ha potuto far altro che giungere alla conclusione di definirmi una puttana, una che si scopa chiunque le piaccia almeno un poco senza pensare nè riflettere su cosa queste persone possano avere alle spalle, se dei figli, delle mogli o comunque delle relazioni più o meno serie. Si, è vero, se una persona mi piace non mi chiedo se sia sposata, se abbia dei figli o altri tipi di relazioni, a me una persona interessa per la sua singolerità, non per quello che ha intorno, non mi passa mai per la mente di intromettermi in matrimoni o cose più grandi di me...sono affari loro. Mi è capitato che qualcuno mi chiedesse di rimanere insieme "per sempre" dopo aver mandato a monte la sua bella mogliettina, ma fossi quel tipo di persona avrei accettato, cosa che non è successa.
Non voglio dare spiegazioni a nessuno per quella che sono, per quella che sono diventata, io non mi sento sporca, non mi sento puttana, cerco solo di prendermi quello che voglio, quello che mi piace, senza toglierlo a nessuno, lo prendo solo in prestito...e poi le cose si fanno in due...se l'altro anche ci sta... non mi pare di doverlo violentare per stare con me...
Credo solo una cosa: di gente come me ne è pieno il mondo, è solamente difficile accettarlo, è difficile accettare che il proprio maritino per una notte non ci trovi attraenti e preferisca una donna più giovane, senza segni di gravidanze, allattamenti, è difficile accettare che i nostri padri per una notte trovino nostra madre meno attraente di una trentenne che vuole da lui solo una notte di sesso e null'altro, è difficile accettare che esista qualcuno che ha il coraggio di viversi quello che anche noi vorremmo e che non siamo capaci di ammettere a noi stessi...
Io sono così... infedele, mi godo e mi prendo quello che il mio corpo può offrirmi, e se in quella infedeltà vuoi vederci ad ogni costo una puttana, beh... sono affari tuoi, non miei... io mi amo per quella che sono.

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Finalmente quel meraviglioso angolo sul mare ha aperto i battenti anche questa estate: un luogo particolarissimo, incastrato tra il mare e la litoranea, ma abbastanza sottoposto rispetto alla strada da non sentire il traffico che già comincia a scorrere. Un minuscolo chiosco, tra l'altro ben fatto, proprio di fronte ad una meravigliosa e piccolissima baia chiusa da due faraglioni che poco lasciano intravedere più in là. Di fronte, solo il mare che arriva fin sotto i piedi di chi è adagiato su divanetti in vimini coi piedi nella sabbia.
E' mia abitudine togliere le scarpe quando arrivo in quel posto, mi piace il contatto della pelle con la sabbia fredda della notte, mi piace bagnarmi i piedi con l'acqua limpidissima e caldissima della baia che non lascia passare la più piccola corrente che potrebbe agitare le acque...
Sono con una mia amica, è mercoledì e non c'è tanta gente, si sta ancora meglio del solito. Il proprietario oramai è mio amico, sa perfettamente che nei giorni di grande calca non mi vedrà mai nel suo locale, ma sa altrettanto bene che sono innamorata di quel posto perchè mi rilassa, mi rinfresca la testa, mi calma... vado lì quando ho bisogno di non stare tra la folla.
Un filo di vento, bevo con la mia amica, che cerca di spiegarmi una storia che vive con un uomo molto più vecchio di lei e che le rende il cervello schiavo del suo corpo, mi squilla il cellulare, è un sms:"Sapevo di trovarti senza i tuoi sandali... sai che le tue caviglie mi fanno impazzire."
Era lì, ma non lo vedevo, non lo avevo visto. Era al chioschetto: voltandomi vedo la sua mano che stringe un bicchiere e i suoi occhi puntati su di me. Gli rispondo con uno sguardo. Conosco la persona che lo accompagna, ma loro non lo sanno, non sanno di avere la mia conoscenza in comune.
Passa più di un'ora ed il suo amico si avvicina a noi, mi saluta e ci presenta. "Piacere", mi dice, "Piacere mio", gli rispondo...mentre la mia carne urlava. Passiamo il resto della serata seduti sul vimini a chiacchierare, mi chiede perchè ho tolto i sandali, gli rispondo perchè mi piace sentire il freddo della sabbia sui piedi nudi, recitiamo una parte perfetta, da altrettanto perfetti sconosciuti... Gli dico "ah, ma sei sposato?", "si"...
Perfetto, tutto perfetto.
Andiamo via prima noi ed appena allontanate, la mia amica si lascia sfuggire "proprio carino il maritino, ci farei un pensierino...", io sorrido annuendo.
Proprio mentre sto per lasciare la mia amica a casa, altro sms: "ho voglia di assaggiarti, di annusarti, toccarti, guardarti, sentirti... ti voglio con ogni senso"
...
Prima d'infilarmi nel suo letto gli domando perchè, perchè mi ha eccitata in quel modo trattandomi da perfetta sconosciuta, perchè mi ha scatenato una voglia irrefrenabile di lui, perchè è venuto lì sapendo di trovarmi...
Mi risponde tirandomi a lui, spogliandomi e baciando ogni centimetro della mia pelle. Sento la sua lingua scorrere veloce sul mio corpo, le sue mani soffermarsi dove devono, sento il suo fiato nelle mie orecchie e la sua bocca che mi dice: "perchè non so resisterti, perchè quando ti vedo devo averti".
Mi ha assaggiata, annusata, toccata, guardata, sentita... presa!
E sento ancora il suo odore sul mio corpo.
Il suo sapore nella mia bocca.

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Ti avrei voluto sul serio.
Per una notte.
Una sola.
Fregandocene del resto...

Foto di Sergey Ryzhkov.